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2 set

Abolizione TASI: si accelera sulla local tax

Local tax

Local tax – Shutterstock.com

In fatto di tasse, in Italia siamo pronti a tutto: fantasiosi cambi di nome, smentite repentine e abolizioni annunciate ogni tre per due. Dell’abolizione della TASI, la tassa comunale sui servizi indivisibili, non a caso si parla da molti mesi.

Ma quali sono le reali novità e le effettive cancellazioni di tributi che potrebbero essere contenute nella prossima legge di stabilità?

TASI e IMU: abolite davvero?

Occhio al cambio di nome: l’abolizione dell’IMU e della TASI potrebbe avvenire solo sulla carta, dove i due tributi locali dovrebbero essere inglobati nella cosiddetta local tax, nient’altro che un contenitore di altri tributi ora versati a diverso titolo.

Accorpamenti sì, ma con qualche eccezione.

Alcune voci sostengono che dalla local tax dovrebbe essere esclusa la tassazione dei terreni agricoli soggetti all’IMU (nel 2015, sono stati interessati al pagamento solo se collocati in comuni non identificati dall’ISTAT come montani, con le dovute eccezioni).

Allo stesso tempo, la nascita della local tax dovrebbe eliminare una volta per tutte il pagamento di tributi per i macchinari imbullonati al suolo, al momento paragonati a veri e propri immobili con le relative conseguenze fiscali. Inoltre, dovrebbe essere abolita anche la TASI sulla prima casa, mettendo la parola fine a uno dei capitoli fiscali meno amati dagli italiani.

Si ricordi che l’idea fondante della local tax è la semplificazione fiscale, cioè l’accorpamento di tutti i tributi dovuti. All’atto pratico, tuttavia, questo non è possibile: tributi molto specifici, come ad esempio quelli relativi all’occupazione del suolo pubblico, non possono esservi inclusi. Allo stesso modo la TARI, l’imposta sui rifiuti, difficilmente potrà essere inserita sotto la nuova sigla.

Quando arriva?

Un’occhiata ai tempi di attuazione. La prossima legge di stabilità, cioè la manovra finanziaria che determinerà la fattibilità e le coperture necessarie anche per questo tipo di provvedimento, dovrebbe segnare l’entrata in vigore del nuovo tributo.

Per il momento, dunque, nessuna novità in vista per i cittadini, che continueranno a pagare le imposte solite, come fatto sinora.

I vantaggi per i cittadini, comunque, ci sono: all’introduzione della local tax, il pagamento e il calcolo di quanto dovuto diventerà più semplice. Tutti i bollettini saranno inviati direttamente da parte del comune al contribuente, con un conto unico anche per quanto riguarda le eventuali imposte sulle abitazioni, oggi alla base di mille errori e imprecisioni. Scadenze e periodicità della nuova tassa sono ancora troppo lontane per essere definite. Si ipotizza che verrà data la possibilità di rateizzazione l’importo nel corso dell’anno, come già avviene per la tassa sui rifiuti.

1 set

NASpI: proroga per gli stagionali del turismo

Lavoratore stagionale

Lavoratore stagionale – Shutterstock.com

Novità in vista per il sostegno alla disoccupazione NASpI, la nuova assicurazione sociale per l’impiego di cui si parla da mesi. Arriva un’importante proroga riguardante i lavoratori stagionali, in particolare quelli del turismo.

Di seguito offriamo un vademecum sulle modifiche introdotte e sui requisiti per usufruirne.

NASpI stagionali: la proroga

La modifica più rilevante riguarda il raggiungimento dei requisiti per accedere al sussidio. Molti lavoratori del settore turistico, infatti, fino a ieri restavano tagliati fuori dall’incentivo per la difficoltà a raggiungere i requisiti di lunghezza dei periodi occupazionali. Solo per questa categoria, allora, è stata introdotta la possibilità di usufruire anche dei periodi di disoccupazione utilizzati nei quattro anni precedenti alla richiesta.

In parole povere: i lavoratori del turismo potranno usufruire della NASpI anche per i periodi di non occupazione già utilizzati per ottenere altri tipi di sostegno al reddito, stiamo parlando in particolare degli assegni di disoccupazione denominati Aspi e Mini-Aspi.

I requisiti

E’ bene chiarire che la nuova possibilità riguarda gli occupati a qualsiasi titolo nel settore del turismo, lasciando di fatto fuori gran parte degli altri stagionali. Infatti, per poter usufruire dell’eccezione alla NASpI è obbligatorio che il periodo di non occupazione sia avvenuto nel 2015, a partire dal primo maggio.

La durata della NASpI resta sempre la stessa: anche in caso di impiego di questa proroga speciale, infatti, la durata massima resta di sei mesi. Rimangono invariati anche i requisiti richiesti per l’accesso al sostegno di disoccupazione. Eccoli di seguito:

  • Perdita involontaria del lavoro
  • Essere riconosciuti a tutti gli effetti come lavoratori disoccupati
  • Aver lavorato per almeno 13 settimane nei quattro anni precedenti alla richiesta
  • Aver lavorato per almeno 30 giorni nell’anno precedente alla richiesta

Per diretta conseguenza, restano esclusi coloro che, pur essendo disoccupati, hanno interrotto volontariamente il rapporto di lavoro precedente. Anche coloro che non possono dimostrare di aver lavorato per almeno tredici settimane negli anni precedenti, di cui almeno 4 (anche non consecutive) nel corso degli ultimi dodici mesi, vengono di fatto tagliati fuori dal sussidio.

Non a caso, le maggiori proteste dei lavoratori stagionali del turismo vertevano proprio sul requisito temporale, che escludeva molti di loro.

Come sempre, il nostro consiglio, per ulteriori approfondimenti e chiarimenti, è fare riferimento al sito istituzionale dell’INPS o agli sportelli territoriali dell’ente responsabile dell’erogazione dell’indennità per mettere a fuoco il proprio caso particolare.

31 ago

Pensioni: errori negli assegni “opzione donna”

INPS Pensioni donna

INPS, opzioni per le pensioni della donna

Molti conoscono la cosiddetta opzione donna, la possibilità ideata dall’INPS per consentire alle lavoratrici italiane, passando al calcolo contributivo, l’accesso anticipato alla pensione.

Grazie all’estensione della sua validità a tutto il 2015, questa opzione è stata esercitata da molte nostre concittadine. Ma fate attenzione: da più parti giungono lamentele per errori nel calcolo dell’assegno pensionistico. Gli importi sono stati tagliati, nei casi più gravi, anche per alcune centinaia di euro.

Come sono state possibili tali sviste da parte dell’INPS? E, soprattutto, come reclamare se ne si è vittima? Vediamolo insieme.

Come verificare se l’assegno è corretto

Vi offriamo una breve guida per verificare se l’INPS ha erogato l’importo corretto nel vostro assegno pensionistico.

Ricordiamo, prima di tutto, i requisiti necessari per accedere all’opzione donna. Le lavoratrici devono aver raggiunto almeno 35 anni di contribuzione con l’età di 58 anni e tre mesi, se occupate nel settore pubblico, 57 anni e tre mesi per il settore privato.

Le lavoratrici dipendenti possono abbracciare l’opzione per una finestra di un anno prima del raggiungimento dei requisiti (esteso ad un anno e mezzo per le dipendenti del pubblico). In entrambi i casi, come ormai siamo abituati a sentire, il passaggio al sistema contributivo è d’obbligo.

Diamo uno sguardo alla correttezza dell’assegno. L’importo è la somma della Quota A e della Quota B, il cui risultato va moltiplicato per il coefficiente INPS, variabile in base all’età raggiunta.

La Quota A si ottiene sommando le retribuzioni lorde del periodo 1986 – 1995. Il risultato va diviso per dieci e moltiplicato per il numero di anni di occupazione dall’inizio del percorso lavorativo sino al 1994.

La Quota B si calcola sommando la retribuzione lorda degli anni a partire dal 1996.

Occhio agli errori più comuni

Stando alle segnalazioni avanzate negli ultimi mesi, la Quota A è quella più soggetta a errori di calcolo, soprattutto in riferimento al periodo lavorativo da considerare. La Quota B, dal canto suo, ha fatto registrare errori riguardanti la mancata applicazione della rivalutazione.

Come presentare ricorso per queste inesattezze, se presenti nel proprio assegno mensile? Basta presentare un ricorso amministrativo nei confronti dell’INPS, magari rivolgendosi prima a un centro di assistenza fiscale o a un consulente del lavoro per verificare, data la complessità dell’operazione, l’oggettiva presenza delle imprecisioni rilevate a prima vista.

I professionisti sapranno guidarvi nelle fasi successive. Sono tre gli anni a disposizione per effettuare ricorso. Chiaramente, si suggerisce di muoversi il prima possibile.

29 ago

Trading online e opzioni binarie: maneggiare con cura…

Guadagno online

Trading online, guadagno facile – Shutterstock.com

Fra i banner pubblicitari più diffusi della rete ci sono quelli che promettono guadagni facili tramite gli strumenti della finanza.

La curiosità ha spinto molti utenti a cliccare su di essi: ma di quali siti ci si può davvero fidare e cosa bisogna tenere in considerazione prima di avventurarsi in queste iniziative finanziarie? Vediamolo insieme.

Trading online: sicuro, ma non troppo…

Piccolo promemoria per i candidati traderguadagnare facilmente migliaia di euro in poco tempo non è un proposito realizzabile nemmeno con Forex, opzioni binarie e prodotti finanziari in genere.

Prima di decidere di investire i propri risparmi su un sito qualsiasi, inoltre, è bene verificarne anche l’affidabilità.

Come? Un primo discrimine per valutare l’affidabilità è verificare la presenza dei messaggi che avvertono l’investitore della possibilità di perdita del capitale investito, obbligatori per legge.

Ricordiamo che, anche se alcuni prodotti come le opzioni binarie potrebbero trarre in errore, quando si parla di valute, opzioni binarie e simili devono essere concepite come veri e propri strumenti finanziari, come tali soggetti alle complesse logiche della finanza.

Le autorizzazioni per il mercato italiano

Ogni operatore finanziario, per operare in area italiana, deve ottenere la necessaria autorizzazione rilasciata dalla Consob.

Verificate, dunque, che il sito che avete sotto mano riporti il numero di autorizzazione per il nostro paese. Quest’ultimo  non è sempre facilmente reperibile: vi consigliamo di saltare direttamente al sito della Consob, dove si può verificare quali sono i soggetti autorizzati a operare, e per quali servizi. Per approfondire la verifica andate alla ricerca dei contatti reali della società, numero di telefono e indirizzo in primis.

Occhi aperti, inoltre, sul mercato delle opzioni binarie, un tipo di prodotto finanziario che permette di scommettere su due possibilità, ad esempio il rialzo o il ribasso di un’azione in un determinato periodo di tempo (un minuto, dieci, ecc.).

E’ una semplice scommessa? Non proprio. Pur essendo per molti versi simile, anche in questo caso ci si trova di fronte ad un vero e proprio prodotto finanziario (rispondente a logiche finanziarie dei mercati, e non della statistica). Le società, inoltre, sono obbligate a richiedere i documenti di chi si iscrive ai siti, per evitare l’utilizzo da parte di minori.

Ma anche per i maggiorenni, è consigliato chiedere tutti i chiarimenti possibili al servizio clienti prima di effettuare l’iscrizione. Diffidate delle società che non mettono a disposizione un servizio di questo tipo chiaro ed efficace.

28 ago

Imu terreni agricoli: nuova proroga senza sanzioni

Terreno agricolo

IMU terreno agricolo – Shutterstock.com

 

 

 

 

 

 

La scadenza era prevista per più di due mesi fa (l’acconto andava versato entro lo scorso 16 giugno). Ma tutti coloro i quali non hanno onorato il pagamento dell’IMU sui terreni agricoli non devono preoccuparsi: è in arrivo una proroga.

IMU in ritardo: zero interessi e sanzioni

I contribuenti che, per i più svariati motivi, non hanno ancora saldato il pagamento dell’acconto IMU sui terreni agricoli potranno usufruire di una sorta di proroga anche per il 2015, come verificatosi altre volte negli anni precedenti.

C’è già la data: il pagamento dovrà essere effettuato entro il prossimo 30 ottobre, senza incorrere in sanzioni.

Se versati entro questa data, infatti, i tributi saranno ritenuti regolari a tutti gli effetti (esattamente come quelli pervenuti entro la scadenza di giugno).

Nonostante l’aspetto e le conseguenze reali siano le stesse, il legislatore non parla di una vera e propria proroga. Perché? La precisazione è d’obbligo in quanto il calcolo per un eventuale ravvedimento operoso ne viene modificato. Infatti, si faccia attenzione al fatto che, in caso di ravvedimento, la data da considerare come scadenza non rispettata è proprio il 16 giugno, e non il 30 ottobre (in caso di “effettiva” proroga).

IMU sui terreni agricoli: chi deve pagare?

Ribadiamo che l’IMU sui terreni agricoli non deve essere pagata da tutti i possessori. Il provvedimento relativo al versamento per il 2015 ha introdotto l’esenzione per i terreni situati nei territori individuati dall’Istat come montani.

L’esenzione, inoltre, è stata estesa anche ai comuni identificati come parzialmente montani, con la condizione che il possessore eserciti un’attività professionale riconducibile all’agricoltura (imprenditore agricolo o coltivatore diretto).

Altro ragionamento per i terreni appartenenti a territori diversi da quelli citati, qui il pagamento spetta nella sua totalità.

Si tenga presente, per completezza, che è stata introdotta una detrazione per alcuni tipi di terreni: quelli situati in aree definite di “collina svantaggiata”, in dettaglio, possono usufruire di una detrazione massima di 200 euro.

Attenzione: la detrazione non va estesa a ogni singolo terreno ma deve essere considerata per il calcolo complessivo dell’IMU dovuta. Al contrario, se un terreno appartiene a più proprietari, la detrazione può essere utilizzata da ogni proprietario, in relazione alla quota di terreno posseduto.

Altre esenzioni, per i lavoratori del settore agricolo, riguardano coloro che cedono il terreno in affitto, a patto che l’affittuario eserciti una delle attività identificate come agricole.

27 ago

Pensione anticipata: le ipotesi allo studio

Pensione anticipata

Pensione anticipata – Shutterstock.com

Una previsione è quanto mai scontata: il dibattito pubblico italiano dell’autunno avrà al suo centro l’argomento “pensioni”.

Fra i punti che potrebbe più interessare – dato che i vari aumenti dell’età pensionabile introdotti dalle ultime riforme hanno colpito al cuore moltissimi lavoratori – ci sarà senz’altro la possibilità di ottenere la pensione anticipata. Come e quando? Vediamolo di seguito.

Pensione anticipate: le ipotesi

In ogni modifica al sistema lavoro, la variabile è sempre la stessa, conosciuta da ognuno di noi: la necessità delle coperture economiche. Da questo punto di vista, tuttavia, l’eventuale introduzione di una pensione anticipata dovrebbe autofinanziarsi.

Come? E’ facilmente intuibile: la possibilità di lasciare il lavoro in anticipo sarà, in un modo ancora da precisare, proporzionale alla riduzione dell’assegno pensionistico. Prima lasci il lavoro, meno prendi, dunque.

Non è una novità: la riforma, con la decurtazione di una parte dell’assegno spettante, replicherebbe in maniera speculare quanto avviene già per chi decide di rimanere al lavoro più a lungo (e prende di più). La nuova “via d’uscita accelerata” potrebbe essere introdotta per le persone con età superiore ai 62 anni; ma non prendete come oro colato questa anticipazione: il limite di età è uno dei punti più dibattuti e in dubbio.

Altra ipotesi in ballo è la possibilità di concedere una sorta di “prestito pensionistico“, una specie di mutuo sul tempo guadagnato in uscita (evidentemente, in modo ancora non chiaro, da restituire).

Assegno pensionistico: di quanto viene tagliato

La domanda è spontanea: a quanto potrebbe ammontare il taglio degli assegni pensionistici “anticipatari” rispetto a quelli di chi si ritira con i requisiti standard?

Le prime ipotesi effettuate parlano di un taglio del 3% per ogni anno di anticipo rispetto all’età in vigore al momento di richiesta della pensione. Inoltre, per compensare il minore reddito percepito, i pensionati potrebbero usufruire del prestito suddetto: sarebbe una possibilità in più per “sopportare” gli svantaggi del pensionamento precoce, per molti troppo onerosi viste le austerità del sistema contributivo.

In aggiunta a quanto richiamato sopra, sarebbe allo studio anche un reddito minimo garantito per chi si avvicinano all’età della pensione; stiamo parlando di una fascia di età particolarmente sensibile in caso di perdita dell’entrata lavorativa (la parola “esodato” vi dice nulla?).

Chiaramente, visto lo stato embrionale delle misure, non è possibile stimare quante persone potranno essere coinvolte, né precisare maggiormente le condizioni che subiranno, considerando la variabilità di anno in anno dell’età per richiedere l’anticipo.

26 ago

Dichiarazioni antimafia: in arrivo i controlli sui famigliari

Dichiarazioni antimafia

Dichiarazioni antimafia – Shutterstock.com

Le dichiarazioni antimafia, come sappiamo, sono obbligatorie per alcuni tipi di attività. Pur essendo state introdotte alcune semplificazioni a partire da novembre 2014 (ne avevamo parlato in questo post), ora sono in arrivo nuove norme più stringenti.

Residenti all’estero

L’elemento di novità che rende molto più strette le maglie dei controlli è l’estensione delle nuove regole a tutti i famigliari dei dichiaranti (ovvero coloro che ricoprono incarichi nelle imprese), a patto che siano considerati famigliari conviventi.

Contrariamente rispetto alla lettera dell’ultima semplificazione in ordine di tempo, inoltre, la dichiarazione dovrà essere presentata anche relativamente a persone che risiedono all’estero. Per quale ragione? La modifica è nata per evitare lo spostamento di residenza come escamotage per nascondere eventuali attività illegali e in aria di mafia.

Una prima conseguenza è facilmente intuibile: il numero di persone sottoposte alle verifiche è destinato a aumentare. Al momento non è ancora possibile stimare i numeri del coinvolgimento da parte delle nuove norme, entrate in vigore lo scorso 25 agosto.

I famigliari minorenni, residenti sia in Italia sia all’estero, restano esclusi dall’obbligo di presentazione (come in passato).

Chi sarà sottoposto a controllo?

In dettaglio, le dichiarazioni antimafia dovranno essere presentate riguardo a tutti i famigliari maggiorenni del proprietario di un’attività imprenditoriale.

Un distinguo: i controlli riguarderanno anche le persone che ricoprono i ruoli decisionali e al vertice dell’azienda (come ad esempio la direzione, il legale rappresentante e coloro che compongono i consigli di amministrazione, per le cooperative e per le società di capitali).

Anche i soci dell’azienda sono tenuti al medesimo obbligo, per tutte le dimensioni di aziende (pertanto, anche per quelle dai 4 soci in giù).

Alcune imprese, tuttavia, restano fuori dall’obbligo di presentare il certificato antimafia: le attività artigianali, così come quelle non riconducibili alla forma dell’impresa, anche individuale.

Inoltre, come già specificato dalla normativa antimafia, la presentazione delle certificazioni riguarda solo le imprese che, per la loro attività, lavorano in rapporto ad un ente pubblico o che richiedono il rilascio di concessioni da parte di un ente (a prescindere dalla tipologia di ente pubblico coinvolto).

Il luogo di rilascio della documentazione è lo stesso utilizzato finora: la prefettura competente per il territorio nel quale ha sede l’attività imprenditoriale in questione; nessuna differenza se quest’ultima non coincide con il luogo di residenza degli obbligati alla presentazione.

25 ago

Diritti in vacanza: bagagli persi e voli cancellati

Disagi in viaggio

Disagi in viaggio – Shutterstock.com

Molti nostri lettori, in questo momento, sono ancora sotto l’ombrellone, magari fuori dall’Italia. Può tornare utile fare un ripasso dei loro diritti nel caso di disagi aeroportuali: in primis, smarrimento dei bagagli e ritardi/cancellazioni dei voli.

Bagaglio perso: il limite delle tre settimane

Se il nastro trasportatore in aeroporto, dopo aver accontentato i vostri compagni di volo, non vuole proprio fare arrivare il vostro bagaglio, la prima mossa è rivolgersi all’apposito banco della compagnia aerea.

Il viaggiatore è obbligato esclusivamente a compilare un modulo. In esso dovrà descrivere la sua valigia con il maggior numero di dettagli.

Di norma, dopo aver consegnato il modulo, l’addetto fornirà tutte le informazioni sulla restituzione presso il domicilio (in caso di ritrovamento), interamente a carico della compagnia aerea. Nel modulo, in caso di ritardi nella restituzione, sono presenti i recapiti a cui rivolgersi.

Attenzione: il bagaglio viene considerato “smarrito” solo dopo tre settimane (21 giorni) dalla data di compilazione del modulo.

In questa ultima possibilità, il passeggero può chiedere un risarcimento inviando una raccomandata alla compagnia aerea. Un consiglio: chiedete l’avviso di ricevimento per poter dimostrare la data di ricezione della lettera da parte della compagnia stessa. Nella lettera, deve essere contenuta una stima del valore degli effetti personali perduti. Si consiglia, inoltre, di indicare un limite temporale entro cui desiderate essere risarciti.

Ritardi e cancellazioni? Vi spetta il rimborso

Se, malauguratamente, il vostro volo è stato cancellato, avete il diritto di essere imbarcati in un volo diverso o, in alternativa, ricevere un risarcimento. L’importo varia in base alla distanza del viaggio: se il volo supera i 3.500 km si avrà diritto a 600 euro di risarcimento; 400 euro per i voli tra 1.500 e 3.500 chilometri e 250 euro per i voli al di sotto di tale soglia.

Attenzione: in caso di riprogrammazione del volo, il passeggero ha diritto al pernottamento in hotel e ai pasti. Inoltre, la compagnia deve permettervi, in caso di necessità, di effettuare almeno due telefonate.

Ultima possibilità fra quelle contemplate sin ora. Anche se il volo è in ritardo, al passeggiero spetta un risarcimento: le condizioni sono che il volo subisca un rinvio di almeno tre ore e che tale ritardo sia imputabile alla compagnia stessa.

Per il resto, incrociando le dita (soprattutto se fate scalo in un terminal tricolore), buon viaggio!

20 ago

Coupon: come funziona il diritto di recesso

Rimborso coupon

Rimborso coupon – Shutterstock.com

Oggi va sempre più di moda l’acquisto di beni o servizi a prezzo scontato mediante l’utilizzo di coupon. Ma tale forma di acquisto è tutelata al pari di quella fisica? Almeno sulla carta è così. Se il prodotto o il servizio acquistato non risponde alle proprie aspettative è infatti possibile richiedere il rimborso o avvalersi della garanzia.

Prima di capire in cosa consistono precisamente i diritti del consumatore in questi casi, bisogna precisare che il coupon costituisce a tutti gli effetti a un acquisto a distanza. Di conseguenza, come per tutti gli acquisti effettuati a distanza o lontani da un locale commerciale, anche per i coupon acquistati su internet esiste il diritto di recesso entro 14 giorni dalla data di conclusione dell’ordine di acquisto. Il cliente può recedere dall’acquisto stesso scrivendo alla società – preferibilmente tramite una lettera raccomandata con ricevuta di ritorno – oppure compilando i moduli online che la società stessa dovrebbe mettere a disposizione.

Nel caso in cui l’acquirente abbia già usufruito del servizio o già ricevuto il bene e che il sito di coupon abbia fatto solo da tramite, esso non è responsabile, ma il consumatore dovrà necessariamente rivolgersi a chi ha fornito il servizio stesso. In questo caso i siti più professionali – pur venendo meno la loro responsabilità – offrono comunque assistenza al cliente, tentando una conciliazione tra le due parti. Alcuni siti, inoltre, offrono anche un rimborso nel caso in cui il cliente, per motivi indipendenti dalla sua volontà, non usufruisca del servizio acquistato. Tuttavia in tale eventualità le modalità di rimborso variano da società a società, trattandosi di fatto di un’iniziativa individuale e non regolamentata per legge.

In caso di problemi, è bene ricordare che per tutti gli acquisti online, compresi quelli effettuati tramite coupon, valgono le regole generali per gli acquisti a distanza, che tutelano il consumatore anche da eventuali frodi e disservizi. Va aggiunto infine che anche i prodotti acquistati in rete sono sottoposti a una garanzia sul prodotto di 24 mesi, a prescindere quindi dal luogo di acquisto (negozio fisico o online). Nonostante l’esistenza di forme di tutela dei diritti dei consumatori, prima di effettuare ogni acquisto si raccomanda comunque di verificare con attenzione le condizioni del coupon e di effettuare un reclamo nel caso in cui il fornitore non le rispetti completamente.

 

19 ago

730 precompilato: dal 2016 spese mediche in automatico

730 precompilato

730 precompilato – Shutterstock.com

Il periodo di presentazione per la dichiarazione dei redditi con il modello 730 è terminato da poco, eppure sono già allo studio modifiche per semplificare la presentazione del modello precompilato per il prossimo anno.

Ci riferiamo in particolare alle spese mediche, la cui assenza nel modello precompilato rappresenta uno dei punti che ha suscitato le difficoltà maggiori per il primo anno di sperimentazione del nuovo sistema. Per ottenere la detrazione del caso è stato infatti necessario modificare i dati presenti, rendendo di fatto quasi impossibile l’invio in automatico senza modifiche da parte del contribuente. Dal prossimo anno, invece, anche le spese sanitarie saranno incluse nel modello. Questo sarà possibile grazie alle tessere sanitarie di nuova concezione, che permettono la registrazione in automatico delle prestazioni sanitarie e delle spese mediche effettuate. Le tessere in oggetto contengono infatti il codice fiscale del cittadino, e consentono quindi di risalire a tutte le spese effettuate.

Ma attenzione: la conservazione dei dati relativi alle spese mediche apre la questione della tutela dei dati personali del cittadino stesso. Se quando si effettuano spese in farmacia (e similari) per evitare che i dati vengano immagazzinati nel database delle spese sanitarie è sufficiente non presentare la tessera sanitaria, diversa è la questione delle prestazioni mediche effettuate presso ospedali e ambulatori. In questo caso, infatti, l’utilizzo della tessera sanitaria è necessario per accedere alla prestazione. Per evitare quindi che i dati relativi alle prestazioni mediche effettuate siano accessibili a una vasta platea di utenti, verrà introdotto un sistema per la tutela della privacy. In particolare, ai cittadini sarà richiesto (presumibilmente entro i primi tre mesi dell’anno) di prestare o negare il consenso all’utilizzo dei dati ai fini fiscali.

Anche in caso di assenso il dettaglio dei dati presenti, come ad esempio il tipo di prestazione, sarà accessibile esclusivamente all’interessato; mentre eventuali soggetti abilitati alla consultazione (come professionisti e centri di assistenza fiscale) vedranno solo dei dati parziali. I dettagli non saranno visibili nemmeno ai dipendenti della Pubblica Amministrazione. Questo sistema consentirà al cittadino di detrarre le spese sostenute, senza tuttavia dover rendere pubblico il tipo di prestazione subita. Saranno infatti esclusi dai dati presenti il nome della struttura sanitaria, la tipologia di prestazione e di reparto presso la quale viene effettuata, così come tutti i dettagli che potrebbero far risalire anche solo parzialmente alla prestazione.

Oltre che per il richiedente, i dati aggregati saranno disponibili anche per eventuali familiari a carico, con le eventuali ripartizioni nel caso in cui le persone siano a carico di più soggetti (come ad esempio i figli).