30 ott

Poche adesioni alla sanatoria: quali sono le cause?

Il 15 ottobre 2012 scorso sono scaduti i termini per sanare il rapporto di lavoro con i dipendenti extracomunitari impiegati senza regolare contratto.

In base dei risultati finali, si può affermare che l’Italia non ha raccolto l’opportunità offerta.

La mano del Governo, tesa verso i datori di lavoro si è così ritratta e stando ai dati delle statistiche, sono davvero pochi gli italiani che hanno deciso di regolarizzare il rapporto di lavoro ine essere con un lavoratore extracomunitario.

Poco più di 134.000 le istanze inviate, meno della metà del potenziale pubblico interessato che si è ipotizzato, oscilli tra i 300.000 e i 500.000 soggetti.

Suddividendo questo risultato totale in base al tipo di rapporto di lavoro denunciato, si ottiene un interessante spunto di riflessione.

Moltissime colf e badanti e pochissimi lavoratori subordinati.

Delle circa 134000 richieste totali, infatti, soltanto una minima parte (18.000 circa) sono istanze finalizzate a regolarizzare un rapporto di lavoro dipendente.

La stragrande maggioranza delle domande invece (quasi 116.000) si riferisce a colf (79000 domande circa), badanti per persone autosufficienti (3.000) e non autosufficienti (34.000).

Scendiamo nel vivo del problema e dopo un breve accenno alle Regioni Italiane che hanno registrato i dati più significativi, cerchiamo di dare una risposta a questo insuccesso.

Le Regioni che occupano il primo e l’ultimo posto in graduatoria.

Milano sale sul podio e si aggiudica il primo posto con le sue 19.000 domande di regolarizzazione presentate. Il risultato peggiore invece, lo registra la provincia di Enna, con appena 22 domande di regolarizzazione presentate allo sportello Unico.

Uno sguardo ai dati visti dalla prospettiva della nazionalità dei lavoratori extracomunitari.

Un dato curioso che emerge dall’analisi è che gli extracomunitari più interessati dalla regolarizzazione sono quelli provenienti dal Bangladesh (15.700), seguiti da quelli di origine marocchina (15.600) che per una manciata di domande, si posizionano un posto sotto.

Nel mezzo troviamo India (circa 13.200), Ucraina (13000) e Pakistan (11.700), mentre all’ultima posizione si posizionano i cittadini della Cina, con poco più di 10.000 richieste.

Cosa non ha funzionato?

Cerchiamo ora di capire qual è stato il problema che ha inceppato l’ingranaggio dell’ingegnosa macchina della regolarizzazione. Perché l’Italia non ha risposto come le istituzioni speravano?

Iter burocratico troppo elaborato e poca chiarezza

Una valida motivazione è da ricercare sicuramente nella procedura da seguire per avviare la regolarizzazione. Tra i problemi ravvisati, sicuramente spiccano per rilevanza quelli legati alla dimostrazione della presenza in Italia del lavoratore alla data del 31 12 2011.

Inizialmente erano stati dichiarati validi, ai fini probatori, tutti i documenti emessi dagli uffici della Pubblica Amministrazione e i certificati medici. Questa limitata lista di documenti utilizzabili, ha consentito l’accesso alla sanatoria soltanto a una ristrettissima rosa di beati, tagliando fuori dalla cerchia, una bella fetta di soggetti interessati alla procedura di regolarizzazione.

A pochi giorni dalla scadenza del termine, finalmente sono giunti i tanto attesi chiarimenti con cui si definivano validi anche molti altri documenti più “comuni” come: abbonamenti dell’autobus, bollette della luce, schede sim per il telefono, le multe! A questo punto l’invio delle richieste di regolarizzazione ha subito un’impennata ma ormai… i giochi erano quasi fatti.

Il contributo forfettario dei mille euro

Un altro fattore che ha sicuramente contribuito a frenare gli entusiasmi, è stato il contributo forfettario di mille euro richiesto per accedere alla sanatoria.

In un periodo di crisi come quello attuale, mille euro pesano parecchio e, costituendo una condicio sine qua non per accedere alla procedura e non essendo nemmeno possibile chiederne il rimborso qualora la sanatoria non fosse andata a buon fine, molti datori di lavoro hanno preferito rinunciare.

Una sanatoria quindi con molti punti oscuri che si è conclusa con un’adesione sensibilmente ridotta rispetto al previsto e con un risultato dall’implicazione piuttosto curiosa: stando alle statistiche, infatti, il mondo del lavoro sommerso sembra essere popolato da una piccolissima fetta di lavoratori parasubordinati e da una vera e propria flotta di colf e badanti di ogni nazionalità!

OkNotizie

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