22 gen
Redditometro: a marzo 2013 le prime ispezioni
Dopo l’Imu, un nuovo tormentone si avvicina velocemente allo Stivale, e questa volta a portare l’infausta novella ci penseranno i venti primaverili.
Proprio per marzo, infatti, è prevista la partenza del tanto temuto Redditometro: il potente strumento che consentirà all’Erario di passare al setaccio ogni costo sostenuto e ogni guadagno percepito dai cittadini, al fine di valutare la congruità tra entrate ed uscite.
Come funzionerà il nuovo redditometro?
Il Sole 24 ore del 4 gennaio 2013, ha fornito una preziosa anteprima del disposto contenuto nel decreto, facendo luce su alcune zone d’ombra e rendendo più chiaro quale sarà il funzionamento del nuovo redditometro.
Qual è il fine ultimo del redditometro?
Con il redditometro, lo Stato intende dichiarare guerra all’evasione fiscale.
Lo strumento effettua quindi, per ogni singolo cittadino, una fotografia della situazione patrimoniale, per poi fare i cosiddetti “conti della serva”, e verificare se effettivamente i ricavi conseguiti nell’anno sono stati tali da consentire il sostenimento dei costi.
Nessuna spesa sfuggirà all’occhio vigile dell’Erario, che esaminerà ogni acquisto tenendo conto di circa 100 voci di spesa: dall’elettrodomestico nuovo al mezzo di trasporto posseduto, dall’acquisto della spesa ai costi sostenuti per comprare nuovi capi d’abbigliamento.
Se durante le fasi di controllo dovessero sorgere dei dubbi circa la congruità tra entrate ed uscite, il cittadino finirà sotto la lente d’ingrandimento e sarà sottoposto ad accertamento fiscale.
In questo caso, spetterà al contribuente trovare un’adeguata giustificazione all’eccedenza dei costi sui ricavi.
In buona sostanza, il cittadino dovrà dimostrare la provenienza della fonte di reddito utilizzata per finanziare quel costo che non ha trovato copertura nelle entrate dichiarate.
Una valida giustificazione, per esempio, potrebbe essere data dalla presenza di redditi esenti, per i quali non sussiste l’obbligo di indicazione nella dichiarazione dei redditi, ovvero dall’intervento di una terza persona che ha contribuito al sostenimento di quel costo che altrimenti non avrebbe potuto trovare debita copertura.
Come si quantificano i costi?
Per quanto riguarda la quantificazione dei costi sostenuti, il Fisco punta a scovare per ogni voce il costo effettivamente sostenuto, ma, laddove ciò sia impossibile, baserà le proprie valutazioni facendo riferimento ad un valore medio del prodotto in questione. Valore medio che solitamente sarà quello più elevato individuato tra quello disponibile nell’Anagrafica Tributaria e quello rilevato dall’Istat. Tuttavia, questo varierà in base a:
-la tipologia di nucleo familiare esaminato (single, coppia con figli ecc..);
-il luogo di residenza;
-il tenore di vita.
In assenza di questi riferimenti base, infine, il Fisco si giocherà l’arma dell’analisi di settore. Si riserva quindi il diritto di eseguire singole ricerche, finalizzate alla quantificazione del costo sostenuto per l’acquisto di particolari beni come per esempio le barche, i velivoli o i cavalli.
Le date
Entro marzo dovrebbero essere disponibili le liste dei contribuenti “sospetti”, e da tale mese partiranno quindi gli accertamenti fiscali riferiti alle dichiarazioni dei redditi conseguiti nell’anno 2009 e dichiarati con la dichiarazione del 2010.
I primi nomi della black list riguarderanno i contribuenti che presentano uno squilibrio tra entrate e uscite superiore al 20%.




22 gennaio 2013 alle 11:14
Bene!
prima però applicarlo ai politici.
22 gennaio 2013 alle 21:58
Temo che non sara’ semplice,! Io e mio marito abbiamo un buon reddito ma per problemi diverisi sono almeno 20 anni che non facciamo una vacanza di cene fuori neanche a parlarne, non avendo spese da mettere sul redditometro mi abbineranno le analisi di settore?!
23 gennaio 2013 alle 08:37
Benissimo ben venga il redditometro, soprattutto per i politici, i liberi professionisti. Per quelli tassati alla fonte come me non ci sono sicuramente problemi.
23 gennaio 2013 alle 20:46
Uno strumento estremamente pericoloso perché invasivo. Entra nella sfera privata dell’individuo che è fatta anche di costi e spese di ogni genere. Quando lo Stato entra nel privato di un individuo, commette un reato gravissimo, e col redditometro, non solo viola la privacy, ma limita anche la libertà di movimento economico del individuo.
La persona non si sente più libera di spendere, vive con la paura di essere al centro di una possibile chiamata di chiarimenti davanti allo Stato.
E’ pur vero che l’evasione fiscale nel nostro Paese è elevata, ma non è questa la maniera giusta e corretta risolvere il problema dell’evasione. Pensiamo alla legge sulla privacy, da noi arrivata fin troppo tardi: tu Stato mi proteggi affinché nessuno possa entrare nella mia sfera privata e la possa violare sia sul posto di lavoro che fuori e poi…tu stesso mi penalizzi, escogitando e sottoscrivendo l’applicazione di un simile strumento?
Ovviamente i problemi che possono derivare dall’applicazione del redditometro, sono molti di più.
Psicologici per l’individuo ed economici per le aziende di credito che in questo caso, avrebbero una moria di cc, massicci prelevamenti di contante e, naturale conseguenza, fuga di capitali.