13 feb

Rapporto Eurispes 2013: con lo stipendio non si arriva a fine mese

Studiare per trovare lavoro e lavorare per mantenere la propria famiglia.

Questi sono i due concetti che da secoli, ormai, si ponevano come obiettivo primario nella vita di ogni singolo cittadino.

Tuttavia, al giorno d’oggi, sembra che entrambi non siano facilmente perseguibili.

Proprio qualche giorno fa, infatti, abbiamo analizzato i dati emersi da una recente ricerca condotta dal Gruppo Sanpellegrino, in cui si evidenziava come la laurea (intesa come elemento fine a sé stesso) al giorno d’oggi serva a ben poco nel mondo del lavoro se non associata ad un’esperienza lavorativa precedentemente maturata.

In questa sede, invece, argomenteremo il secondo concetto, partendo dai dati emersi dalla lettura dell’ultimo rapporto Eurispes 2013.

Stando ai dati diffusi, per circa il 53% dei lavoratori italiani, lo stipendio percepito è insufficiente per consentire il mantenimento del proprio nucleo familiare.

Una triste dato che, poggiando su solide fondamenta socio-economiche, ci offre anche un secondario riflesso: il 60% degli intervistati, infatti  ha dichiarato di dover attingere ai risparmi faticosamente accumulati per riuscire a far fronte alle esigenze familiari fino alla fine mese.

Altro che redditometro e controllo degli stravizi, stando agli ultimi dati l’italiano medio non si concede più nulla: una pizza, una serata al teatro, una cena fuori.

Niente di niente, ogni risorsa economica disponibile viene ragionevolmente impiegata per far fronte al (lungo) periodo di difficoltà economica che, ciascuno a modo suo, sta vivendo tutta l’Italia.

Nonostante ciò, la percentuale dei contribuenti che, pur con sacrificio, riescono a chiudere il bilancio familiare con un valore positivo, si conta davvero sulle dita di una mano.

Non solo l’acquisto dell’auto o della casa (22% degli intervistati) quindi, ma anche preventivare un piccolo viaggio ristoratore o concedersi un piccolo extra è diventato per i lavoratori una frivolezza da evitare!

Come si difendono gli italiani?

In tal senso, possiamo notare differenti reazioni da parte dei cittadini che, se esaminate in ogni loro piccola sfaccettatura, possono fornire importanti informazioni circa la tendenza nazionale.

La prima reazione che possiamo notare è un’ovvia e progressiva contrazione del mercato tradizionale.

In buona sostanza il lavoratore, nel tentativo di ottimizzare il rendimento delle proprie risorse economiche, ridimensiona i propri acquisti partendo proprio dalla quotidianità: infatti l’acquisto di beni non considerati di primaria necessità è notevolmente calato.

Un altro effetto visibile è che spesso, all’acquisto nel negozio tradizionale, il cittadino predilige quello virtuale, sfruttando quanto più possibile le offerte promozionali proposte da molti shop online. Una consuetudine che, dopo un primo momento di titubanza, oggi, complice anche la crisi economica, sta diventando sempre più familiare per gli italiani. Scoprono funzioni, pregi e virtù dell’acquisto sul web ma soprattutto sono attratti dai prezzi convenienti che queste realtà possono permettersi, grazie all’abbattimento dei costi fissi.

Questa risposta del mercato si ripercuote inevitabilmente sul rendimento delle attività economiche “reali”, provocando una riduzione delle vendite riferite ai negozi tradizionali, e segnando in molti casi la chiusura di piccoli esercizi commerciali.

Un altro importante fenomeno che emerge dall’analisi del rapporto, infine, riguarda un argomento molto caro al popolo tricolore: il cibo.

A quanto pare, infatti, in riferimento alla famosa spesa, il cittadino ha perso l’abitudine di prendere il primo prodotto disponibile sullo scaffale.

La limitata disponibilità economica vince sulla mancanza di tempo, e rende il cittadino più propenso a scovare l’offerta speciale, il famoso 3×2 e, molto spesso, per vedersi ridurre il conto alla cassa, predilige il discount al supermercato contraddistinto dal marchio noto.

Queste in generale sono le misure preventive con cui, ciascuno a suo modo, cerca di sbarcare il lunario.

Ma il sacrificio, la privazione e la moderazione saranno misure sufficienti per farla franca?  Ci auguriamo che il tempo possa fornirci una risposta affermativa; una risposta che consenta ai cittadini di vivere il proprio presente, concedendosi anche la libertà di sognare un futuro, possibilmente più sereno.

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3 Commenti a “Rapporto Eurispes 2013: con lo stipendio non si arriva a fine mese”

  1. gianfranco Scrive:

    Ma và?;ci voleva l’Eurispes a dire cose che solo andando per strada si vedono a occhio nudo? E non solo: è da quest’anno che le cose vanno in questo modo ma solo ora si accorgono di questo!.
    Gli analisti, invece di guardare numeri o dati in loro possesso, si guardino intorno appunto!
    Le uniche due categorie che non vengono neppure sfiorate sono i politici e i cosidetti vip, senza dimenticare la categoria dei soliti ricchi!.

  2. gianfranco Scrive:

    Ma l’Eurispes non è che faccia i suoi sondaggi e vada a pescare gli sprechi che avvengono nel parlamento europeo e se guardiamo le classi politiche di tutti i membri della Cee appunto!.
    Però sò già il risultato…direi che un aspetto che salterà all’occhio saranno logicamente gli stipendi dei politici italiani e forse di altri!.Ecco! Da lì dobbiam far partire il cambiamento nell’ Europa intesa come zona euro, dagli stipendi!!!!!!!
    Putroppo tocco un tasto che non verrà mai sfiorato.
    Domandiamoci anche perchè i paesi europei non aderenti all’euro abbiano un economia tranquilla e situazioni contabili normali?
    Non sarà propio l’eurozona il problema di fondo?
    ASPETTO RISPOSTE E OPZIONI DA CONDIVIDERE e grazie per lo spazio!

  3. Ragazzodeluso Scrive:

    In molte famiglie non c’e’ neanche un cent.
    Senza lavoro e senza risparmi.
    Alcune vanno avanti perchè hanno qualche pensione in casa o chiedono soldi ai conoscenti.
    L’economia reale non gira.
    Le persone non chiamano nemmeno più qualche conoscente per farsi aiutare in qualche piccolo lavoretto.
    In otto mesi ho raccimolato 7 giornate di lavoro.
    Bisogna smettere di analizzare dati, statistiche, percentuali e sondaggi, chiusi negli uffici, basta parlare di annunci di lavoro che non dicono niente.
    Dove sono tutti i posti che i sondaggi dicono liberi????????????
    Bisogna mettere annunci seri su siti istituzionali!
    Bisogna toccare con mano la realtà giornaliere, girare..parlare con le persone.
    E’ tutto finito.
    Piccoli centri deserti.
    I pochi negozietti quasi tutti chiusi.
    Basta edilizia, basta finanza, basta soldi buttati nel nulla, basta personaggi strapagati, basta centri commerciali.
    Più controlli su tutto, più serietà e continuità nelle cose, basta riforme e cambiamenti giornalieri (in economia, istruzione, ecc.) ma lotta seria all’evasione (quella in grande stile, perchè le piccole cosette quotidiane aiutano a vivere chi altrimenti morirebbe schiacciato dall’apparato statale), lotta all’inquinamento, recupero e bonifica del territorio, agricoltura, scuola (seria!) e formazione.

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